“Design Picks”: i nostri preferiti di Marzo 2021

da | Gen 24, 2022 | Senza categoria | 0 commenti

Nella puntata di oggi abbiamo selezionato tre edifici a nostro avviso incredibili per la loro storia, per gli obiettivi di progettazione e per il loro meraviglioso design che ci ha lasciato a bocca aperta e con gli occhi sognanti. Ci auguriamo che anche per voi sarà lo stesso, buona lettura! 🙂

​1. The Strow Bale House – Sarah Wigglesworth & Jeremy Till – Islington, Londra 

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Iniziamo con il tema della sostenibilità ambientale e dell’uso di materiali non convenzionali: chiamata ufficialmente Stock Orchard Street ma conosciuta come Straw Bale House (la casa dalle balle di paglia), questa costruzione è stata progettata dagli architetti Sarah Wigglesworth e Jeremy Till.
Wigglesworth lo descrive come un “giocattolo”, perché l’edificio – completato negli anni 2000 – è stato per i due architetti il fulcro sperimentale di tecnologie verdi e materiali da costruzioni inconsueti, per osare sfatare i cliché dimostrando che l’architettura sostenibile può essere costruita anche nelle aree urbane e non richiede di sacrificare lo stile per la funzionalità. E questa sicuramente è la riprova che la progettazione sostenibile può coesistere con un’estetica fascinosa e attraente!
Considerato uno degli edifici più innovativi del XXI secolo nel Regno Unito, la casa ha vinto molti premi, tra cui il RIBA Sustainability Award 2004, e ha raggiunto una riduzione del 62% delle sue emissioni annuali di anidride carbonica.

Stock Orchard Street ha raggiunto molto successo grazie al suo coinvolgimento di materiali apparentemente scollegati tra loro, che anzi si armonizzano in modo genuino dando vita a degli inaspettati e originali ritmi visivi, scanditi dalla diversità dei materiali, dai giochi di luce e dalle forme inconsuete.

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 Il cancello d’ingresso è composto da graticci di salice intrecciati in un telaio d’acciaio: due materiali lontani tra loro che si fondono superando la convenzionalità con un mix tra medievale e contemporaneo.
Insomma, questa costruzione è un vero e proprio patchwork di materiali che va dall’hi-tech come i gabbioni in calcestruzzo a molla (per smorzare le vibrazioni dei binari della linea ferroviaria adiacente) al materiale di scarto come sacchi di sabbia, cemento riciclato e vecchie traversine ferroviarie.
Tra le caratteristiche della casa vi è l’uso delle balle di paglia d’orzo come isolamento: spesse mezzo metro e provenienti da un agricoltore, avvolgono con un mantello protettivo la zona notte attutendo il rumore della ferrovia e mantenendo il calore all’interno delle stanze.

La paglia oltre ad essere riciclabile e biodegradabile, è un materiale poco costoso e senza energia incorporata, che permette un montaggio velocissimo oltre a fornire un isolamento tre volte più alto rispetto a quanto richiesto dalle norme di costruzione.
Invece il rivestimento trasparente in policarbonato e gli schermi antipioggia in acciaio zincato rivestono le balle per proteggerle dagli agenti atmosferici, e per ridurre il rischio d’incendio della paglia esposta che, nonostante siano passati vent’anni dalla sua posa, è ancora ambrata come il primo giorno!

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Dall’ingresso si nota subito un muro trapuntato argento: si tratta di un sistema di rivestimento innovativo, fonoassorbente e con una forte resistenza al vento. La vetroresina siliconata è stata realizzata da un velaio ed è abbottonata all’interno dell’edificio con uno strato isolante e un rivestimento interno anti-umidità.

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È interessante notare come i due architetti hanno inteso la progettazione di questa casa: un lento divenire di trasformazioni e migliorie, rispettando le proprietà dei materiali e trovando soluzioni sempre più ecosostenibili.

Anche in una giornata fredda e grigiastra gli interni abitativi sono luminosi grazie alle grandi vetrate esposte a sud. All’esterno invece c’è un grande giardino, dove i due architetti curano l’orto produttivo che fornisce alla coppia ortaggi per sei mesi l’anno.
Photo Credits: themodernhouse.com, swarch.co.uk, dezeen.com, archdaily.com

2. House in a garden – Gianni Botsford Architects – Notting Hill, Londra

​Un padiglione con tetto in rame in un giardino urbano nascosto: House in a Garden di Gianni Botsford Architects è un’abitazione molto insolita a cui si accede attraverso uno stretto passaggio lungo una villa di Notting Hill del 1840. Il progetto ha previsto la demolizione di un bungalow degli anni ’60 e la sua sostituzione con una casa contemporanea che pone l’attenzione sulla manipolazione della luce naturale, fulcro da cui si snodano tutti gli ambienti domestici.

La struttura si presenta come una gemma nascosta tra le file di case tradizionali che costeggiano il famoso quartiere. La vera sfida del progetto è stata capire come perforare con la luce l’edificio di oltre 200 mq, soprattutto portare la luce naturale a 8 metri sottoterra. Infatti, dal piano terra la casa scende su altri due piani, tra stanze da letto, zone giorno e una piscina di 10 metri.

Per fare ciò, gli architetti hanno studiato un’elaborata composizione di finestre e pozzi di luce, che culmina nel teatrale tetto in rame. La struttura di quest’ultimo, è caratterizzata da una fluidità scultorea che protende verso il cielo e le cui curve sostengono un lucernaio di vetro. Il telaio è composto da travi lamellari in legno di abete, e ogni suo singolo pezzo è il risultato di un’attenta elaborazione di modelli tridimensionali forniti da Gianni Botsford Architects. I pezzi sono unici, si curvano in tre direzioni e sono stati prefabbricati nelle Dolomiti per poi esser trasportati in loco e messi in posizione.

Il tetto è incantevole e appare fluttuante grazie al contrasto con le pareti in vetro del soggiorno, che alleggeriscono e al tempo stesso legano l’interno della casa al giardino circostante e al suo contesto urbano.
Il rame ricorre in tutta la casa, nelle superfici della cucina al piano terra e nei dettagli delle stanze sottostanti, aggiungendo calore tonale agli interni, resi ancora più brillanti quando illuminati dai pozzi di luce. Poiché materiale naturale estratto dalla terra, il rame risuona bene con l’idea che gran parte della casa sia modellata sottoterra e non solo: grazie alle sue superfici si fonde con il riflesso dell’ambiente circostante creando giochi visivi sempre diversi e inaspettati.

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Le tecniche di modellazione 3D sono state utilizzate fin dall’inizio per testare le idee e far evolvere l’architettura dell’edificio, non solo per la realizzazione del particolarissimo tetto ma anche per condurre analisi digitali sulle possibilità tridimensionali offerte dalla luce, in termini di forma strutturale e organizzazione degli spazi domestici.

Photo Credits: giannibotsford.com, archdaily.com

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3. Stepping Stone House – Hamish&Lyons – Berkshire, Inghilterra

Sollevata su pilastri di acciaio sopra un lago, la Stepping Stone House è uno splendido progetto di estensione di una casa, realizzato dallo studio di architettura Hamish & Lyons. Leggero come un origami, il complesso si appoggia sul suo ambiente acquoso sfruttando le qualità naturali: lago, alberi, felci, prati e giochi mutevoli di sole e ombra, che si rincorrono sull’acqua e negli interni domestici.

Il compito degli architetti consisteva nel riqualificare gli edifici poco utilizzati e soggetti a inondazioni per formare alloggi aggiuntivi connessi alla casa. Un’attenzione specifica è stata data ai figli dei clienti (cinque ragazzi di età compresa tra 8 e 15 anni) tutti aventi l’ADHD. Il design di Stepping Stone House cerca di coinvolgere la famiglia con gli effetti calmanti della natura attraverso l’uso della luce, strutture organiche e materiali naturali.

Le due nuove strutture sono collegate tramite una passerella di legno sopraelevata e continua. La struttura più piccola, cui si accede tramite i gradini sul lago, è utilizzata come una guest house indipendente, mentre la struttura più grande è un’altra zona giorno collegata alla casa tramite un ponte strutturale in vetro. ​

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Entrambi gli edifici sono “apribili” l’uno all’altro poiché tutto il vetro a terra è concepito come ante scorrevoli. Di notte gli spazi possono essere “chiusi” e “schermati” con tapparelle per avere una maggiore privacy.
Le palafitte, che consentono l’accesso a filo della casa esistente, hanno lo scopo di elevare gli edifici sopra il lago risolvendo il problema delle acque alluvionali e permettendo alla famiglia di poter nuotare sotto gli edifici, caratteristica molto apprezzata dai bambini. ​

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Entrambe le strutture sono sormontate da tetti spioventi caratterizzati da gronde volutamente enfatizzate, che riparano gli interni domestici dalla luce solare diretta e permettono di avere uno skylight anche sopra la passerella che collega le due zone giorno.
I tetti sono sostenuti da pilastri portanti a forma di Y di legno lamellare, le cui sommità si separano per dare spazio ai bellissimi lucernari che si estendono per tutta la lunghezza di entrambi gli edifici, offrendo una luce costante di giorno e un panorama stellato di notte. ​

Gran parte degli edifici è stata prefabbricata, garantendo quindi una rapida costruzione in loco e il minimo spreco di materiali. Hamish & Lyons ha sviluppato questo progetto non solo in funzione del cliente, ma come un metodo costruttivo che può essere utilizzato in siti in cui l’acqua è predominante, ad esempio terre costiere e pianure alluvionali.

Photo Credits: willscottphotography.com, hamishandlyons.com

Che cosa accomuna queste tre architetture?
Seppur apparentemente slegate tra loro, vi è secondo noi un filo conduttore: l’integrazione del mondo artificiale in quello naturale rispettando i doni della natura senza abusarne, attraverso un processo di scelte consapevoli e sostenibili. Anche un altro principio lega queste tre architetture: l’uso della luce inteso come elemento indissolubile rispetto al concetto di abitazione, in funzione della quale vengono progettati e modellati tutti gli interni domestici.
Eccoci alla fine di questa puntata! Queste case ci hanno davvero fatto emozionare, qualcuno di voi le conosceva? In attesa della prossima puntata, fateci sapere se l’articolo vi è piaciuto!

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